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Invecchiare non brucia la memoria. La cambia. |
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Incontri qualcuno, lo conosci benissimo, ma lì per lì non ricordi il suo nome. In qualche modo te la cavi, per questa volta lo fai parlare. «Sto invecchiando» pensi, «che disastro!». Chiunque abbia una certa età in una circostanza così si deprime, «sarà arteriosclerosi o chissà, forse i primi segni di demenza senile». Ma gli studi più recenti dimostrano che non è così. Col passare del tempo siamo esposti a una quantità di informazioni che continua ad aumentare e un cervello che invecchia, deve imparare a destreggiarsi fra tanti più dati, certamente di più di quelli con cui ha a che fare il cervello dei giovani. Certo, non vale per tutti. Quasi il dieci per cento delle persone che hanno più di 65 anni è colpito dal morbo di Alzheimer, ma per la maggior parte delle persone dopo una certa età il cervello non perde le sue capacità, semplicemente funziona in un modo diverso, addirittura si apre a prospettive più ampie. E per gli anziani quasi sempre è un vantaggio. Vediamo cosa succede davvero.
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Più so e più ricordo. Vale anche per la memoria? |
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Conoscere meglio come funziona la memoria significa anche migliorare le proprie capacità di memoria e apprendimento? Lo sviluppo di capacità metacognitive è molto importante ed è aggi al centro delle teorie dell'apprendimento."Metacognizione" è un termine insolito per i non addetti ai lavori ma per spiegare il suo significato possiamo utilizzare una metafora: le conoscenze sulla mente stanno all'efficienza con cui l'usiamo come le conoscenze su una particolare dieta stanno all'uso che ne facciamo, al suo successo. E' possibile seguire una particolare dieta se non abbiamo alcuna conoscenza sui tipi di cibi, sul loro valore calorico sui meccanismi dell'alimentazione? In modo simile, uno sportivo che si alleni in palestra per migliorare la sua forma fisica e le sue capacità muscolari, può prescindere da qualche nozione di fisiologia umana, di dietetica, di conoscenze sui muscoli e sul loro funzionamento? La risposta, ovviamente, è che lo sportivo, o il suo allenatore, deve possedere alcune nozioni di base sul fisico umano per migliorarne le prestazioni, anzi, è ancor meglio se sa controllare le proprie reazioni, emozioni e via dicendo: quanto più sappiamo sul nostro fisico, tanto meglio possiamo allenarci. Allo stesso modo, le conoscenze sull'apprendimento possono migliorare il nostro modo di imparare, malgrado coltiviamo un forte pregiudizio, quello secondo cui l'apprendimento dipenderebbe esclusivamente dalla volontà e dall'applicazione e non da opportune strategie. Siccome in qualche modo impariamo "spontaneamente", non riteniamo che sia necessario imparare ad imparare, sviluppare strategie che ci consentano di raggiungere migliori prestazioni cognitive. |
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Con l'età la memoria diminuisce: cosa si può fare per tenerla in efficienza? |
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I punti da tenere presenti sono tre, uno soltanto dei quali riguarda direttamente la memoria: il primo concerne lo stato di benessere cerebrale, che dipende in gran parte dalla ossigenazione del tessuto nervoso. Una moderata attività fisica è necessaria ad ogni età e, soprattutto negli anziani, contribuisce a una buona irrorazione del cervello e, di conseguenza, a una buona memoria.
Non esistono infatti -purtroppo- farmaci della memoria; la memoria dipende anzitutto dall'efficienza del cervello e quindi dallo stato dei vasi che lo irrorano meno grassi nella dieta e maggiore attività fisica sono già un buon punto di partenza, mentre nelle persone non più giovani interventi più radicali per contrastare danni ai vasi sanguigni richiedono una terapia medica. Il secondo punto è... |
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Possibili cause del calo di memoria. |
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Come ogni apparecchio di registrazione, anche il cervello – di tanto in tanto – può incepparsi. Per questo, a qualunque età, la memoria è lungi dall’essere perfetta. A tutti capita di dimenticare dove si sono messe le chiavi di casa o di scordarsi un appuntamento. E’ normale, fa parte della vita. Ma a partire dall’età di 45 anni circa, è necessario effettivamente più tempo per riportare i ricordi alla mente. Invecchiando, abbiamo anche bisogno di più tempo e di maggiore impegno per elaborare nuove informazioni.
Dopo i 60 anni, molti iniziano ad avere le tipiche amnesie da “punta sulla lingua”, cioè la difficoltà a riportare alla mente parole di uso comune e assai familiari. Col passare degli anni possono esservi anche problemi nel ricordare elenchi, indicazioni e persino i sogni. |
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Ma questo l'ho già vissuto? Sto sognando o... |
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A volte si ha l'impressione di aver già visto una scena o un luogo in cui non siamo mai stati oppure di aver già vissuto una particolare esperienza. Da cosa dipende questa sensazione inquietante che fa pensare all'esistenza di una realtà paranormale? Queste situazioni vanno sotto il nome di "déjà vu" (già visto): a queste senzazioni sera già interessato Sigmund Freud che è stato tra i primi a tentare una spiegazione di questo fenomeno. Secondo la psicoanalisi si tratta di una sensazione è legata al desiderio che qualcosa si compia o si ripeta. Il déjà vu non sarebbe altro che il desiderio di ripetere un'esperienza del passato ma in un modo più soddisfacente, il che comporterebbe una sensazione ambigua motivata, appunto, da un desiderio da soddisfare. |
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